Un lavoro tranquillo

Storie dal Garage – Ep 1

Questo, almeno, e’ quel che cercavo quando ho lasciato il mio Curriculum Vitae al “Parcheggio del Tempio”, il piu’ grande parcheggio interrato della mia città. Costruito sotto un parco un tempo usato per le gare di atletica, poi principalmente per concerti e mercati, il parcheggio ha preso il nome dai resti di un tempio romano emersi durante gli scavi.

Ritrovamenti storici durante i lavori sono cosa piuttosto comune da queste parti e spesso si limitano a pochi oggetti che vengono esposti nei musei della citta’. In alcuni casi piu’ rari la grandezza e la quantità dei reperti hanno ritardato – se non fermato – i lavori, ma nel caso del “Parcheggio del Tempio” si e’ deciso di cercare di integrare le esigenze moderne con il preservare i resti di una struttura non piu’ grande di un campo da tennis. Un’idea decisamente innovativa: chi sosta al nostro parcheggio ha, senza costi aggiunti, accesso all’area del tempio.

Non che ci sia la fila, beninteso, ma qui in Italia non puoi fare due passi senza inciampare in qualcosa di almeno un secolo fa e le guide turistiche hanno ben altro da offrire a chi cerca tracce dell’Antica Roma piuttosto che i resti di un piccolo tempio di quella che era la periferia.

Per fortuna.

Ma lasciate che mi presenti, o meglio, che NON mi presenti, dato che preferisco rimanere anonimo per motivi che vi risulteranno a breve abbastanza ovvii. Potete chiamarmi Marco.

Ho una trentina d’anni e faccio parte di quella generazioni di precari con laurea umanistica in tasca che va tanto di moda di questi tempi. Un giorno mi trovai a lasciare la macchina nel Parcheggio per correre, speranzoso, al solito colloquio terminato con un classico “le faremo sapere”. Dovevo avere la mia delusione e il mio sconforto letteralmente stampati in faccia se Franco, il vecchio custode e quello che e’ stato il mio superiore per gli ultimi cinque anni, mi chiese se andasse tutto bene, dopo avermi fatto pagare il biglietto. Ovviamente, non e’ il suo vero nome, cosi’ come per il nome del parcheggio. So che usare nomi fittizi e’ solo un piccolo ostacolo per chi fosse abbastanza determinato da rintracciarmi, ma e’ tutto quello che posso fare per cercare di limitare l’afflusso di curiosi, persone problematiche… ed altri.

Quella domanda mi impresse a fuoco Franco nella memoria. Un signore sulla settantina, un poco sovrappeso, le cui poche rughe d’espressione davano l’idea di qualcuno che avesse passato piu’ tempo a sorridere che altro. Sembrava il fratello glabro e tranquillo di Babbo Natale. Forse proprio per quello mi lasciai andare con uno sconosciuto e non mi nascosi dietro il solito “no, e’ tutto a posto”, ma gli risposi che ero avvilito dall’ennesimo buco nell’acqua, che oramai l’unica cosa a cui aspiravo era un lavoro tranquillo e che forse, ironizzando, avevo scritto qualcosa di orribile nel curriculum, senza accorgermene.

“Se vuoi provo a darci un’occhiata io, nel mentre che ti bevi un caffe'” disse Franco, con quella che scoprii poi essere la calma che lo contraddistingueva sempre. Accettai.

Seduti nelle poltroncine di una piccola sala d’aspetto, a fianco della biglietteria, guardavo quest’uomo inforcare gli occhiali e leggere con attenzione quelle due facciate di caratteri che si davano per obiettivo il riassumere e rendere interessante la mia disastrosa vita lavorativa.

“Ah, hai fatto il liceo. Quindi sai il latino?” mi chiese quasi immediatamente.

“…si. Me la cavavo anche abbastanza bene, tutto sommato” risposi, un po’ dubbioso.

“Bene, bene…” borbotto’ Franco, immergendosi di nuovo nel mio passato.

“Volontario al canile!” esclamo’. “E hai fatto uno stage per una associazione di volontariato per i senzatetto, nientemeno!” Mi guardo’ con un’espressione colpita, spiazzandomi completamente al punto che probabilmente arrossii per l’imbarazzo e balbettai un “beh, grazie” di risposta.

Abbasso’ i fogli, togliendosi gli occhiali e dicendo, con aria quasi solenne “Da quel che dici qui sembri una persona che non si fa problemi a rimboccarsi le maniche, che sa come trattare la gente che ha bisogno e non ha paura a sporcarsi le mani. Mi piace” e dopo una breve pausa, aggiunse “Ne parlo con la direzione, ma sono sicuro non avranno problemi, se ti va bene fare il custode di parcheggio, vieni qui lunedi’ prossimo”

Rimasi a bocca aperta. Col senno di poi, fu una reazione incredibilmente pacata.

Fu cosi’ che cominciai, il lunedi’ dopo, accolto da un caloroso sorriso e la stretta di mano gentile di Franco.

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