Primo Giorno

Storie dal Garage – Ep 2

Arrivai di buon’ora al Parcheggio, quel lunedi’. Franco mi portò subito a fare un giro per la struttura, che risultò essere decisamente piu’ grande di quel che mi aspettassi. Su tre piani di parcheggio interrato si trovano circa 1200 posti auto, più 356 garage e 60 posti assegnati, con 4 scale principali, 2 ascensori, 2 rampe d’uscita e la zona del tempio, coperta da una cupola in vetro, visibile al centro del parco. L’ingresso, con la biglietteria e i locali di manutenzione, e’ uno stabile bianco, basso, poco distante la cupola stessa. Da li, passata la biglietteria, si accede sia al parcheggio che all’area del tempio, tramite un corridoio breve, ma ampio e ben illuminato.

Franco mi illustro’ le uscite di sicurezza, i ripostigli con i materiali per gli addetti di pulizia e qualche altro attrezzo, i citofoni interni e le relative videocamere, la posizione degli idranti e degli estintori, i defibrillatori (uno per piano), i bagni per i visitatori e la zona dei posti assegnati. “E’ ora che ti presenti alle ragazze della biglietteria, l’ora di punta dovrebbe essere passata e si staranno già chiedendo se ho intenzione di tenerti tutto per me” disse facendomi cenno di seguirlo dopo aver guardato l’orologio. Attraversammo di nuovo l’area dei posti assegnati, dove Franco mi illustrò alcune delle curiosità delle macchine parcheggiate e dei proprietari, quando in uno spazio che sembrava vuoto, trovammo una gatta color tartaruga, felicemente acciambellata nel bel mezzo della piazzola, intenta a dormire di gusto.

“Oh, ma chi abbiamo qui?” esclamai.

C’e’ chi pensa il mondo si divida in amanti di cani o amanti di gatti, ma personalmente ho un debole per quasi tutti gli animali, pur non essendo quel genere di persona che cerca subito di coccolare qualsiasi bestia incontri.

“Ah, lei e’ la padrona di quel posto”, mi rispose Franco, guardando la gatta e sorridendo.

“E, cosa molto importante” aggiunse guardandomi dritto negli occhi “Non va mai disturbata. Mai”.

Nonostante il tono fosse sempre quel tono calmo e pacato che mi aveva colpito la prima volta, durante quel colloquio improvvisato, ebbi la sensazione che fosse anche dannatamente serio, a riguardo, ma la cosa perse immediatamente di significato nel momento stesso in cui sentii la gatta strusciarsi contro la mia gamba, facendo le fusa piu’ rumorose e ruffiane io abbia mai sentito, col chiaro intento di farsi coccolare dal nuovo arrivato.

“A meno che lei non voglia, ovviamente” aggiunse Franco, ridendo.

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