“…Capisco, figurati. No beh, mi avevi detto di essere molto impegnata, ma
siccome potrebbe passare un po’ prima di rivederci, mi son detto ‘tentar non
nuoce’. Pazienza. Dai, ti lascio lavorare, che mi sa che hai un sacco di
cose da fare vero? Ecco, appunto… Ciao, a presto…”.
L’uomo seduto su una panchina di legno in mezzo al parco chiuse la
chiamata e rimase a fissare il cellulare per qualche secondo, con espressione
seria e pensosa. Trasse un respiro solo dopo alcuni secondi, durante i quali pareva che la brezza leggera gli passasse attraverso e con essa le prime foglie cadute dagli alberi. Con una mano reggeva il cellulare e con l’altra teneva una piccola agendina, aperta su una
pagina in cui si era segnato dei promemoria. Cose da dire, punti da portare nel discorso in quella telefonata che aveva appena concluso.
Cose importanti.
Cose che non aveva minimamente accennato.
Chiuse gli occhi e inspiro’. Poi, sempre ad occhi chiusi e trattenendo il
fiato, strappo’ la pagina dall’agendina con un gesto deciso ma rassegnato e la tenne davanti a se con fare solenne.
Espiro’ quasi ringhiando dalla bocca, emettendo una nuvola di
fumo bianco, come quello di un sigaro, riaprendo gli occhi che brillavano
di rosso come le braci.
La pagina prese immediatamente fuoco, disperdendosi nella brezza, assieme alle foglie.
Come sbucato dal nulla, un altro uomo si piego’ sulla fiamma per accendersi
la sigaretta, poi si sedette di fianco al primo.
I due sarebbero potuti essere gemelli, da quanto si somigliavano, fatta eccezione per lo stile di vestire e per il fatto che il secondo uomo appena arrivato aveva gli occhi
azzurri come il cielo d’inverno e una stalattite di ghiaccio conficcata da parte a parte all’altezza del cuore, che portava con assoluta noncuranza.
Diede un tiro alla sigaretta, in maniera quasi teatrale, gustandosi il momento.
Ma fu l’altro a esalarne il fumo.
“Quindi non sei riuscito a parlarle neanche stavolta?”
“…No.”
“Nemmeno scrivendotele prima?” disse l’uomo dal cuore di ghiaccio, indicando sbadatamente il taccuino in mano all’altro.
Il primo uomo digrigno’ i denti e suoi occhi si illuminarono di nuovo, per
un breve istante, mentre da sotto alla mano appoggiata sulla panchina si
alzo’ una nuvoletta di fumo, laddove nel legno era rimasta impressa
l’impronta del palmo.
“…No.”
L’altro inspiro’ nuovamente una boccata di tabacco, con lentenzza calcolata.
Poi, quasi sibilando tra i denti, disse:
“Un vero peccato”
Rimasero in silenzio per svariati minuti. Attorno a loro regnava la calma di
una bella giornata autunnale.
“Non capisco. Non riesco a capire.” Esordi’ senza preavviso l’uomo dagli occhi che balenavano come carboni ardenti. “Cinque minuti prima ho perfettamente tutto chiaro. Il fatto che io e lei si abbia in comune un sacco di cose, di passioni, di interessi. Che si riesca a trovare spesso il tempo di berci anche solo un caffe’ assieme, nonostante si
sia entrambi pieni di impegni. Che si abbia, come ha detto lei stessa, lo
stesso identico senso dell’umorismo, con tutto quel che di positivo e
negativo questo implichi, perche’ l’ironia spesso si impara come risposta
alle sofferenze. Ho presente il fatto che quando si esce assieme lei rida e
parli in maniera piu’ rilassata di quando siamo fuori con gli altri. Ho
presente i suoi occhi, il suo sorriso, la sua voce, insomma, il fatto che
sia molto bella. Poi, quando me la trovo di fronte…”
“…o anche solo al telefono” aggiunse il secondo, con studiata calma.
“…o anche solo al telefono, giusto, tutta questa lucidita’ scompare. E’
come se volessi dirle tutto e tutto assieme, bloccandomi perche’ le parole
mi si incastrano in gola. Non riesco a dire un banale “mi piaci”. Mi sento
stupido.”
l’uomo dal cuore di ghiaccio diede un’ultima boccata alla sigaretta e la spense sulla
panchina, nel punto gia’ bruciato dall’altro.
“Sai che non e’ cosi’. Ripensa un attimo agli ultimi anni. E’ poco,
dopotutto, che ho abdicato lasciandoti governare a tuo piacimento, e ti
conosco. Ora ti senti finalmente bene, hai fatto scelte importanti per noi,
anche coraggiose, ma qui ti blocchi. Perche’? Semplice: proprio quando ti
senti libero di ricostruire la tua strada dopo quanto ci e’ successo, incontri una
persona interessante. Eccezionalmente interessante. E ti ricordi che quando
regnavo io la prima cosa che avevo messo sotto ghiaccio…” sottolinea
indicandosi il petto, trafitto dalla stalattite trasparente “…erano
proprio le emozioni. E le scongeli, tutte in un colpo solo, col tuo fuoco.
Ovvio che poi non le sai gestire, non ci sei piu’ abituato. Non sei mai
stato un genio, a usarle, figurati ora che sei perso a pianificare viaggi,
idee, avventure varie; non ci pensavi nemmeno, all’eventualita’ di avere a
che fare con una persona cosi’. Tra tutte le opportunita’ per cambiare la
tua vita che ti sei trovato davanti in questo periodo, quella di frequentare
qualcuno non l’avevi nemmeno presa in considerazione, lo so bene.”
“Immagino che di rimetterle in freezer, le emozioni, non se ne parli…”
“Esatto. Intanto perche’ non ne sarei piu’ in grado. Io sono la parte di te
che ti ha protetto nel mentre che guarivi ed e’ stato comunque difficile
tenerti a freno, figurati ora che sei praticamente in piena forma. Ma
soprattutto, perche’ non sarebbe corretto. Hai sempre affrontato tutto in
maniera diretta, dai viaggi piu’ assurdi alla malattia, non tirarti indietro
proprio ora. Non sarebbe giusto nemmeno nei confronti di lei, che e’ una
persona eccezionale e che si merita che tu le dica cosa pensi di lei nella
maniera piu’ sincera possibile.”
“Mh… ok, hai ragione. Ma rimane un problema. Mi blocco ancora anche solo a
sentirla per telefono”
L’uomo dal cuore di ghiaccio allungò all’altro l’agendina.
“Scrivile, no? Poi si vedra’”
-Questa storia fu scritta e dedicata a una persona, anni fa. Non ho mai saputo se le e’ piaciuta.
